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Frodo a valinor




 

 

Spirito Antico

 

 

Danza la mente,

addormentata

persa in sogni che chiamano,

come voci di dimora lontana.

Chiamano lacrime dal passato perduto

in spazi profondi

non più visibili, dentro,

luogo ove dormire,

profumo di fiori selvatici

nessuna parola a turbare il

dolce sentire di casa.

Follia sottile

minaccia il cuore della mente.

Io non so.

Spazio si contrae

Mi porta via  da me

Non so vedere

che spazi di antri oscuri

ove il mio sapere s’è perduto.

Ora chiamo

Oltre gli spazi.

Cieca d’ombre e memoria

Ove andrò non posso andare,

non sono più qui, e ci sono ancora.

Visioni  rapide

Immagini volano

Tornerò,

non potrò tornare mai più.

 

 

 

Frodo a Valinor

 

dove sei?

chi sei?

cosa, chi sono io.

Ricordo

luccicare il mare.

E lunghe ali di gabbiani

solcare un cielo blu.

Qualcosa è perduto

nelle fitte notti

di tempi chiusi dall’oscurità.

Dietro me cose

che non voglio vedere.

Ho perduto me nel viaggio

Che mi hai mostrato.

chi sono?

Ho lasciato

pace del cuore.

Quiete dell’anima.

Nelle mani il mondo intero

perduto

fallito.

dove sei?

Asciuga la colpa dalle guance.

lasciami riposare.

 

 

Fimbrethil

 

Non so ragioni per il sole che scende dietro i monti

Io sono perduta,

ostacoli alla luce che non so più.

Avverto voci nascoste, sciolgo le chiome,

la brezza sussurra di destinazioni perdute, ormai,

da tempi corsi via

con l’acqua del mio fiume.

Olvar non ascoltano più

il canto che cullava gocce e stille,

rugiada sulle mie dita e sul volto perduto.

Distese avanti a me

dietro, i monti sono sagome di giganti,

dormienti.

I tempi sono fuggiti, io sono perduta.

 

 

 

 Grampasso


Guarda la pioggia sulle rovine

Brilla e ride come un tempo,

quando i palazzi erano vivi,

risa m’inseguivano nei vicoli

la torre non è più.

il mio mondo non è più.

Ma le mie gambe sono forti e vanno,

a nord ed ad ovest,

seguo il vento

canta l ‘animo

leggende leggere e perdute

lungo rive d’oceani grigi.

Il sogno segue vele grigie.

Il cavallo corre

 

 

Shelob

Guarda sul fondo 

Nella feccia.

Trova il sentiero

inebriati dei vapori salmastri

 

attendo sull’orlo della paura

Ferma proprio sul margine

Dormo silenzi

Attendo sul baratro.

 

Quando vedrai il colore svanito

Dagli occhi del silenzio

Troverai la via

porta al margine della paura

E da me

 

Io l’ho smarrita non so scendere

non voglio,

vivo qui

Io

sono il margine della paura.

 

 

Eowin

 



Il vento porta parole

Se le ascolto sarò perduta,

il vento mi travolgerà.

Il mio cuore prigioniero non più

La notte scorre lenta nelle vene,

il ghiaccio dilaga

è la notte, la mia.

La mia mente nell’ombra non più

Non è nelle mie mani il giorno?

Lo sarà la notte.

Aprirò le braccia ed il cuore volerà.

I miei piedi incespicanti non più

Voleremo sulle distese erbose

Un turbine di morte e gloria

Nell’urlo disperato.

Libera, alla fine.

Eccomi ora

Ferma,

avanti il dirupo dell’ineluttabilità

dolore o paura?

Avrò ali da aprire?

O meschine braccia nude

Zoccoli di furia per correre i campi della morte?

O miseri piedi privi di coraggio?

grido il dolore

un urlo di guerra.

Il vento è fermo

Silenzio apre le braccia

Solo un passo,

vuoto che si spalanca all’improvviso

avanti Eorlingas!

 

 



EDAIN

 

camminare il vuoto vivo di boschi parlanti

aspettare richiami fatti dai silenzi.

Giocare parole d’azzardo.

Danzare passi esitanti sulle rive di un corso d’argento

Trafiggere le brume dalle strane tele

Esitare.

 Scrutare luci su onde inquiete

Ascoltare ombre e minacce

 e

Perdere risposte certe,

strade sicure.

 

Ascoltare Voci che  lontane narrano

Ombre e Notti perdute

Passi dimenticati…

Da altri

 

E ricordare:

Edain.

 

 

Sotto il tumulo

 

il viaggiatore

esanime

 oscilla

serra gli iridi

abbandonato

 

Canto

fisso l’immagine del mondo,

tumuli innevati di nebbia

cielo di ghiaccio

dove il sole è un riflesso.

 

fantasmi

Cantano fra i miei capelli

Di spettrale luce

Anch’essi,

 anch’io.

 

Oscillo come un riflesso nel buio

crepuscolo che incombe.

Comprendo cose.

Sfioro l’ingannevole morbidezza

Delle guance di falsa creatura vivente.

 

Io

Mezz’ombra alla luce

Ormai  troppo in profondità

Per i  ripensamenti

e

segreta dell’anima.

 

 

Un  Vecchio



 

Un airone di fuoco

Nasce dal sole nero

Sulla schiena del mondo

Vuoto di parole.

Draghi attorcigliati sputano

Ghiaccio in sembiante

Al silenzio

 

anemoscopi di luci

tracciano simboli

senza più significato

altro che per me.

 

Stella

 

 

attendo una grazia che sappia di lieve

Sono finita di là dal limite di un visione che non ha inizio

alcuno chiama, ma non ho cognizione delle distanze,

dov’è il passato?

Dove i miraggi incolpevoli ?

Attraverso il mare ogni buio

Le navi plumbee mi portano lontano

Ma non torno alla dimora dell’anima

Non torno mai.

Cosi più in là del mare.

Luce smarrita, bagliore che cade

Stella declinata.

Cosa  chiama oltre il mare anche ora?

E quale abisso mi da visioni cosi altere?

Dove il mio sentimento

Dove la voce che ho lasciato?

 

Non rinverrò che rovine

E cristallo infranto,

Se tornerò dove tutto incominciò.

alcunché di grigio all’est.

 

“Vagabondo del mare‿


Le ho sentite gridare

Nella notte senza luna

con la bocca sbarrata,

gli occhi serrati e le dita tese,

protese.

 

Ho sentito urlare le stelle

Nella quiete sottile,

e diaccia.

 

Non sprazzo di luna

Ne fiaccola nella oscurità

Solo  grido sconsolato

 prigioniero in filati di ragno, esili.

 

Si dibatteva come un delfino sfregiato,

d’amore mortale.

 

Lamento Rohirrim 


Liquido

Suono di aria che si ferma

Sopra, sotto,  intorno.

 

Liquido

Empie la bocca e copre i suoni

Confonde immagini

Confuse di per se.

 

Liquido

Suono guida i passi

Frena l’ andare

Esito

labbra si schiudono

Grido un silenzio di solitudini

Perdute in spazi infiniti

Percorsi da cavalli indomati

Indomabili

Dove i passi esitavano

Fra steli Verde abbandono.

 

Liquido

Ricordo affollato un attimo

Solido affanno filtrato dalle trame

Tessute da un ragno blu barbarie.

 

 

 

Ent

 



Ritmo

avverso

Al respiro.

Avvolto

Al silenzio

Zappa

 i denti

nella terra

in fondo.

geme

annoda

lacrima

ridendo

ritmico

scosta

segreto

sogno.

Urlo

frantumato

Nel vuoto

ancorato

rammenta

morendo.

Il volto specchiato

Dentro

Volti

specchiati

nel suo

scorre

veloce

ai lati

degli occhi

e non

smette.

Nel vento l’idea

Di morirne

In secondi

Improvvisi

Che rimangono

Morsi

Sul suolo

Con urlo

avverso

Al respiro

Del ritmo.

 



 


Valandor

 

Astri  sprofondano nel nero della psiche,

cosi armoniosamente da non essere percettibili.

Tutto è cosi netto che non intendo suoni convocarmi dal cerchio

di là dal buio

In qualche tratto l’abisso di rena dell’anima non è più,

germogliano risposte alle

armonie dimenticate

in luoghi d’alba dove note

dicono idee.



Nel Bosco Atro

 

 

Silenzio e vacuità, sembianze in disfatta

Dalle ombre del selva,

fremiti d’ombre contigui al cammino

incespicante nello scabroso suolo.

Fra i tronchi deformi

note Non limpide e dolci ma brutali e dissonanti.

narrano concetti imperscrutabili

dubita la brezza

 oscilla sul baratro del raccapriccio

il bosco geme straziato,

non è paese di luce e richiami d’elfi,

non più.

 

 

Eldar

 

Cose che vedo sfumano in buio

Che ricorderò

 Ma non saprò mai definire,

 cosa dirai alla mia notte tu

Che viaggi

Verso un luogo privo di luce e di parole.

Cosa dirò io al silenzio che regna nel tuo cuore,

troverò silenzi che risuonino come voci

 ispiranti notti di chiarezza

e paure

lievi come pioggia.

dove troverò il mio cuore,

silenzi zitti

nel folto del flauto che perdo mentre cammino nel buio.

Chiama la notte

con voci perdute

 Nel mio ricordo,

 chiama

.

 

 

Lamento Ent

 

Rocce,

ove cola il sangue della terra,

trovano passaggi

non di questa

strada,

portano via

oltre il punto

cui non si torna.

 

Tacciono,

pietre i segreti

degli spigoli,

porta alla solitudine

che solo la luna narra,

che nessuno ascolta più,

 vengono via

dalle impronte che non sanno vedere.

Pietre

galleggiano in luoghi senza voce.

 

Acque,

 dilette al segreto della terra

assiderano senza speranza,

ove tutto spenge il rogo dell’ esistenza

 

vengono via,

 pietre e  acque ove rinvengono spirito

che doni alla materia,

 pace.

 

non si conosce

cosa troveremo,

 orma nel cuore della terra,

dove ciò che non è stato ucciso

langue nel gelo

e attende:

 rocce

e acqua.   

 

 

 

Sopra la collina ( galadriel)

 

 

Danzerò sopra la collina

Sopra la collina

 Non frastuoni molesti

I sogni nella quiete

Speranze filate nei capelli.

 

Andrò via da sola

Correrò destini senza scelte

 

Sarò estate e sole

O autunno e pioggia

Saprò scendere sul fiume della consunzione.

 

Ora saranno tempi che

Torneranno ancora

ed ancora

Ma non tribolazioni

Inutili.

Venti spezzati

spogliano il fiume della consunzione.

 

 

 Io. Neve  sulla vita che siedo

 allo specchio di una tela che mi dipingo

Per tempi d’oro

Che non vedrò altrimenti.

 

Io sono armistizio,

sono sul fosso della consunzione